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7 mai 2008 3 07 /05 /mai /2008 15:57
Erano soldati al pari di ogni altro, gli alpini della Julia; solamente, come tutti gli alpini portavano uno strano cappello di feltro a larga tesa, all'indietro sollevata e in vanti ricadente, ornato di una penna nera appiccicata a punta su sul lato sinistro del cucuzzolo.
Nelle intenzioni allusive di chi la prescrisse, la penna, doveva essere d'aquila; ma in effetto gli alpini, ignari d'ogni complicazione e spregiatori di ogni retorica, collocavano sopra l'ala penne di corvo, di gallina, di tacchino e di qualunque altro pennuto in cui il Buon Dio facesse imbattere lungo le vie della guerra, nere o d'altro colore purchè fossero penne lunghe e diritte e stessero ad indicare da lontano che s'avanzava un alpino.
In pratica, la penna sul cappello resisteva  rigida e lustra per poco tempo, ben presto si riduceva a un mozzicone malconcio; e qui cominciavano i guai degli alpini che facevano la guerra: perchè, a osservarli da vicino, si capiva subito che in pace e in guerra gli alpini potevano distaccarsi da tutto meno che dal loro cappello per sbilenco e stravolto che fosse; anzi!
E' tutt'uno con l'uomo, il cappello; tanto che finite le guere e deposto il grigioverde, il cappello resta al posto d'onore nelle baite alpestri come nelle case di città, distaccato dal chiodo o levato dal cassetto con mao gelosa nelle cricostanze speciali, ad esempio per ritrovarsi fra alpini o pr imporrlo con ben mascherata commozione sul capo del figlioletto o addirittura dell'ultimo nipote, per vedere quanto gli manca da crescere e se sarà un bell'alpino........................................................................
........... Cè una ragione per tutto ciò, ce ne sono molte. La prima è che dl momento in cui il agazziniere lo sbatte in testa al "bocia" giunto dalla sua valle alla caserma, il cappello fa la vita dell'alpino; sembra una cosa da niente, a dirlo, ma mettetevi in coda a un mulo e andate in giro a fare la guerra, e poi saprete. Vi succede allora di vedere che col sole, sia anche quello del centro d'Africa, l'alpino non conosce caschi di sughero o altri arnesi del genere, ma tiene in testa il suo bel cappello di feltro bollente ...............................................e con la pioggia serve da grondaia .... con la neve da tetto unico e solo per l'alpino che va su i monti............................
.............. posto in bilico fra naso e fronte quando l'alpino è sdraiato a dormire al sole e all'aria ed ha per letto le pietre e il fango, con la piccola striscia d'ombra che fa schermo sugli occhi è quantor esta dei ricordi di casa, ............................
............. e se l'alpino ha sete, una sapiente manata sul cucuzzolo ne fa una coppa, buona per attingere axcqua quando c'è ressa intorno al pozzo o si balza un istante fuori dai ranghi, durante le marce ..............................................................
.............................E' tanto amico e compagno, il cappello, che gli farebbe un torto sostituirlo con l'elmetto in trincea; nessuno dice che il feltro ripari dalle pallottole più che l'acciaio, siamo d'accordo, ma è proprio bello averlo in testa a quattro salti dai nemici, ci si sente più alpini, e pare che il fischio rabbioso debba passare sempre due dita più in là, per non bucarlo; e cosi dall'altra parte il nemico vede spuntare dalla trincea quel cappello curioso e quella penna mal ridotta che , a vederla riaffiorare sempre da capo quando si spari e si tempesti, sembra che venga a fare il solletico sotto il mento, e viene voglia di scaraventarle addosso l'inferno e farla finita una buona volta, ma fa anceh pensare: accidenti, non mollano proprio mai, questi maledetti alpini! ................................................
.......................... Ci vuole pazienza, bisogna prenderli come sono, come il Buon Dio li ha voluti, l'uno e la'ltro; e se a volte sembra che tutti e due si diano troppe arie per via di quella penna, bisogna concludere che non è vero .......................
................ Bisogna sapere che quel cappello, a guardarlo, dice giovinezza per tutto il tempo della vita, e a calcarselo di nuovo un pò di traverso fra i due orecchi col vecchio gesto spavaldo, gli anni calano che è un piacere...................................................................................
..................... Nascono e crescono cosi dal suo grembo, come degli abeti, le "penne nere"; che per la loro terra e l'itero mondo sono poi gli alpini; gli alpini dItalia.

piccoli sprazi tratti da "centomila gavette di ghiaccio" pag.87-88-89-90

-Ciao Scudrera! è il tuo mulo questo? come si chiama?
- la xe una mula, signor Tenete
- già e come si chiama?
- Serapide , ma mi la ciamo gigia
- ha fatto la guerra con te?
- l'ultimo toco: i primi tre mesi li go fati con Roverso
- chi è Roverso?
- el me mulo
- ah! e perchè lo hai cambiato?
- el xe crepà, poro can. Morto de fame
- di fame? com'è andata?
- è andata signor Tenente, che il fieno marciva chissà dove e paglia in giro ce n'era ben poca e presto è sparita, e noi cerca di qua e di la ma la musetta restava vuota..... a leccar neve non stava in piedi nemmeno Roverso.................. Roverso però è morto, era troppo grande per vivere di foglie. Ma non c'era altro, aveva sempre feddo, faceva una vita da cani

"centomila gavette di ghiaccio" pag.95-96

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Published by la tartaruga folle - dans di tutto e di più
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commentaires

roberta 08/05/2008 23:32

Grazie!

Silvia 08/05/2008 09:17

Hai ricevuto la mia mail?
Ciao!
Silvia